Stage di Mogliano Veneto

Uno stage si è concluso, condivido volentieri le mie impressioni su quanto appreso durante il fine settima a Mogliano Veneto. Sento innanzi tutto il dovere di chiedere venia al Maestro e ai miei “colleghi di sudate” per il disturbo arrecato durante le spiegazioni e la pratica, dovuto ai miei continui starnuti esoffiate di naso, causate da influenza e raffreddore. Ringrazio comunque tutti per la pazienza nei miei confronti e soprattutto per gli auguri di “prossimo e sereno trapasso”!!!…Eh, gli Amici…
Per chi segue gli insegnamenti del Maestro è superfluo dire che non c’è mai uno stage simile o uguale all’altro: sia le lezioni di vita sia le tecniche del tatami sono sempre innovative, pur essendo le stesse, ma seguono l’andamento della vita della natura e si evolvono e semplificano con il senso di rispetto gli uni per gli altri.
Tornando alle lezioni “verbali”, il Maestro ha mostrato due tavole da Lui illustrate.
In una vi erano degli ideogrammi che non tento di tradurre letteralmente, ma che spiegavano il senso orientale di rapporto uomo-natura e la diversa prospettiva in cui l’uomo può essere all’interno di essa oppure trovarsi al di fuori. Per essere brevi il senso è quello di aiuto reciproco e soprattutto di “beneficio reciproco”.
Senza addentrarmi troppo nella natura umana posso dire che questo senso io lo sento ogni qual volta pratico con qualcuno che ha già un pochino di esperienza di “tatami” e, di conseguenza cerco di trasmetterlo durante le mie lezioni di responsabile ai nuovi arrivati, ricordandolo comunque ai miei “colleghi” di lunga data. Sul tatami non combattiamo l’uno contro l’altro, bensì ci alleniamo insieme, ci aiutiamo reciprocamente e di conseguenza
abbiamo un reciproco beneficio. Tori e Uke non sono solo chi fa la tecnica e chi la subisce, ma due entità che “fondono” le loro sensazioni per scambiarsi le informazioni sugli errori e sulle migliorie che possono apportare al loro modo di eseguire la tecnica stessa.
La seconda tavola rappresentava la sagoma di una persona e gli influssi energetici che riceve, a partire dalla testa, per passare dal centro energetico vicino all’ombelico (tandem) per poi finire alle estremità. Questi influssi che arrivano dalla natura ci offrono un beneficio che dobbiamo “carpire” e mantenere come essenze vitali, senza necessariamente ricercare “bombe energetiche” chimiche o alimentari sotto forma di carboidrati o proteine.
Queste sono le mie impressioni sulle nozioni che il Maestro Kurihara ci ha spiegato. Per opportune spiegazioni più “oggettive” o approfondite, soprattutto con vedute piu’ “Generali” delle mie, vi rimando all’articolo del mio amico e collega Umberto Simeoni, che potete chiedere a questo link.
Passando ora alle tecniche del tatami, cari ragazzi, Vi posso solo dire di praticare tanto e di seguire il più possibile gli insegnamenti del Maestro Kurihara partecipando, ogni volta che ne avete l’occasione (e se no, fatevela venire) alle sue lezioni e ai suoi stages. Non vi descrivo quali tecniche abbiamo praticato; sono le stesse di sempre e sono sempre diverse, innovative, semplici a tal punto che diventa difficile seguirle. Le lezioni del Maestro sono preziose dal punto di vista prettamente tecnico, ma soprattutto dal punto di vista umano.
Concludo tentando di descrivere un po’ l’atmosfera che si prova sul tatami, negli spogliatoi, a cena: è comune a voi quanto a me; è quel “modo di stare insieme” gioviale, onesto, sincero, è quel senso di appartenenza e di famiglia.
Ringrazio il M° Kurihara per avermi dato la possibilità di esprimere le mie impressioni sulle sue lezioni di Shinkido e per aver creato tutto questo, grazie a tutti noi che insieme a lui manteniamo questi valori.

Giampiero Cosentino

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